Umiltà contemporanea

Cari lettori,

a vostro avviso in che consiste essere “contemporanei”?

Vivere oggi ci pone di fronte ad un mondo sempre cangiante ed al contempo statico, a paradigmi validi per poco tempo e subito falsificati attraverso dei nuovi, ad un sistema dai linguaggi multiformi e multifunzionali fatto di quintuplicazioni di realtà diverse, anche virtuali eppur così reali.

In tutto questo nostro vivere vi è anche l’arte, la musica e la comunicabilità attraverso vari mezzi. Ma cosa cercare nel momento in cui ci si pone come divulgatori ed interpreti d’arte? Perché spesso si nota diffidenza verso qualcosa che in fondo non si conosce (in particolare se pensiamo al mondo della classica)?

Qualche tempo fa sono stata ad un concerto, bello a tratti ma interessante su vari profili e che mi ha portato a riflettere non poco.

Il primo elemento osservato è stato quello della gratificazione, sia per l’esecuzione anche nell’ascolto. Ci sono state esecuzioni di musiche in ensemble cameristici di brani scritti oggi o sostanzialmente pochi anni fa. La piena consapevolezza che la musica scritta bene, di oggi oltre che di ieri, piaccia e venga accolta da esperti e non è un importante elemento su cui prestare la dovuta attenzione.

Il secondo però è stato il profondo distacco e la mancanza di una visione d’insieme. Il concerto è stato molto lungo, senza vere e proprie pause (che possono servire anche ad aprire un mero confronto nel pubblico, tra amici ed altri ascoltatori conosciuti in sala e con cui poter scambiare opinioni), nessuna parola tra un brano e l’altro e…sì, solo qualche timido sorriso degli interpreti era l’elemento di empatia e congiunzione del luogo.

Questo approccio nel porre la musica per me non è contemporaneo. Vivere la musica oggi deve diventare un’esperienza a 360 gradi, che aiuti a sviluppare fratellanza e socialità, ad abbattere ogni forma di barriera. Può servire a creare vivacità culturale e sociale, grazie proprio alla sua naturalezza espressiva.

La musica non può venir proposta su un piedistallo scomposto e quasi cadente.

Dobbiamo, in primis noi professionisti della musica, porci su un piano più contemporaneo, non solo proponendo bellissima musica scritta oggi o ieri, ma ponendoci, con riguardo e professionalità verso chi ha la curiosità di ascoltare e di ascoltarci.

Dimostrare di conoscere significa semplificare e riuscire a farsi capire, anche nella complessità di linguaggi poco noti a molti, sempre con umiltà e gioia verso il nostro prossimo e verso la nostra arte.

In questo articolo vi propongo anche due brevissimi ascolti pianistici, di un Alban Berg dalla scrittura che trasuda speranza e serenità, sempre con raffinata immediatezza.

12 Variationen über ein eigenes Thema: Thema
Impromptu in E Major

Sara Moro

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