La Ricerca Artistica ha acquisito un’enorme importanza in ambito accademico nel corso degli ultimi anni ed è altresì importante anche per quelli che non la praticano specificamente. Oggi è possibile attingere a una quantità di conoscenze, prodotti e tecniche artistiche espresse in un linguaggio condiviso e facilmente accessibile via internet. Nell’epoca del Molteplice è diventata uno strumento di comunicazione globale.
Perché utilizzare il termine Ricerca? Dopotutto non è un concetto nuovo in ambito artistico; il termine Ricerca Artistica delinea però uno scenario nuovo, scenario che non riduce l’arte semplicemente all’oggetto di uno studio perché è al tempo stesso la premessa e l’obiettivo per riflettere sulla pratica artistica. “Nella ricerca artistica, l’artista-ricercatore è al centro del processo di ricerca e contribuisce all’interazione con la società circostante condividendo i risultati con una comunità artistica, comunità che modella, critica e rinnova il quadro di riferimento e le pratiche” (Carla Conti, https://conservatoriosantacecilia.it/wp-content/uploads/2023/07/Carla-Conti-intervista-SIIG-Mag_vol.10_v2_organized.pdf).
Allo stesso modo della Ricerca Scientifica, la Ricerca Artistica si prefigge uno scopo, determina una metodologia e ottiene un prodotto. Questo prodotto ha una duplice faccia: da un lato è un oggetto artistico, declinato in ambito compositivo, performativo o analitico; dall’altro, è un prodotto teorico che esplica il fine perseguito, il metodo utilizzato e i risultati ottenuti in modo rigoroso. In questo modo, i risultati così sistematizzati, possono essere condivisi, permettendo la costruzione di un bagaglio artistico-teorico in costante evoluzione e aggiornamento. “I risultati della ricerca artistica possono assumere le forme più differenti in relazione ai contenuti (performance, composizioni, produzioni audio/video, articoli/saggi, etc) e la conoscenza che ne deriva, sia essa discorsiva, procedurale, implicita o esplicita è in ogni caso “conoscenza che si incarna” proprio perché intrinseca alle pratiche artistiche e alle esperienze ad esse legate”. (Carla Conti)
Purtroppo in Italia questa non è ancora una realtà stabilita se non in modo ridotto e localizzato.
Se realizzata, unirebbe le forze di Conservatori e Università, nelle forme di Scienza al servizio dell’Arte, Arte al servizio della Scienza o di una sinergia fra entrambe. Si spiega di conseguenza il percorso parallelo, con scarsi vasi comunicanti e poche collaborazioni fra Università e Conservatori, con risorse e forze che si disperdono. Per percorrere questa strada, nella maggior parte dei casi, bisogna andare all’estero. In Italia si realizzano Seminari, Convegni e anche qualche Master incentrati sulla Ricerca Artistica Musicale. Ma siamo ancora lontani dallo scenario estero in cui i percorsi di Dottorati e i Progetti finanziati dall’Università incentrati sulla Ricerca, sono ormai la norma e i loro prodotti sono condivisi con la communita artistica. Molti di questi prodotti sono open source e scaricabili, in particolare le Tesi di Master e Dottorati che danno conto di indagini di vario tipo corredate dall’analisi di opere proprie e altrui.
Auspicando un cambio in questo senso, riportiamo le parole di Julian Klein: “Art without research is lacking an essential foundation as this is the case of science” – “Nell’Arte come nella Scienza la Ricerca riveste una fondamentale importanza”.
Il Molteplice, attraverso questo bagaglio artistico-teorico condiviso dagli artisti-ricercatori (o ricercator-artisti), ha trovato un linguaggio di comunicazione globale che cancella le frontiere, trasformando ogni limes in limen.
Marcela Pavia, compositrice membro del Consiglio Direttivo della SIMC















