Il riflesso sonoro della società

Arte o politica? Trascendenza o praticità?
E se non fosse necessaria una scelta? Se queste fossero, invece, facce della stessa medaglia?

Ci piace pensare che un musicista sia un essere “fatato” racchiuso in una bolla magica, capace di creare una comunicazione tra il terreno e il divino… ma è soltanto questo?

Io direi, beh sì, questa è la base, la cosa più importante… ma non l’unica né la sola. Il musicista è innanzitutto una figura che si muove nel sociale per cercare il suo corridoio di espressione. Per fiorire e muoversi nell’ambiente lavorativo ha necessità pratiche che vanno molto al di là dell’arte stessa. Oggi il musicista è manager di se stesso: deve fungere da mediatore, pubblicitario, segretario, ricercatore di fondi e persino agente di collocamento.
Come se non bastasse, poi, deve immergersi nel mondo che lo circonda e lottare con le unghie e con i denti per accaparrarsi ciò che gli spetterebbe di diritto, perché chi dovrebbe garantirglielo tenendo gli occhi aperti sta giocando a mosca cieca e preferisce di gran lunga tenersi la benda che aprirsi alla luce.

Eppure, nonostante tutto, il musicista deve rimanere lucido, in grado di chiudere gli occhi al buio sociale e aprirsi alla bellezza ogni qualvolta impugna il suo strumento e inizia a suonare. É proprio quando sembra che attorno ci sia il buio più pesto che la fiammella interiore ha la più forte e potente esigenza di brillare.

Y su sangre ya viene cantando – Luigi Nono

La composizione, per flauto e piccola orchestra, è dedicata a Federico Garcìa Lorca, poeta e drammaturgo che venne fucilato durante la Guerra civile spagnola dalle forze nazionaliste per la dichiarata vicinanza alle forze repubblicane.
Con questo Epitaffio, Luigi Nono vuole esprimere tutta la sua vicinanza agli artisti che durante la propria vita hanno osato uscire dalla bolla della propria arte per andare incontro ai drammi del sociale, che ci coinvolgono tutti e che ignorare vorrebbe dire semplicemente far finta di non vedere. È per tutti coloro che si schierano, per tutti coloro che arricchiscono la propria arte con la voce urlante di denuncia del mondo troppo spesso corrotto, che tutti i giorni abbiamo attorno.

Suoni percussivi aprono il brano, subito seguiti dall’entrata del flauto che sembra tessere le trame del proprio canto, stagliato su questo clima sospeso. Difatti ci appare un uomo, al cospetto di un dirupo, sospinto dal vento dall’alto di una scogliera; ha davanti a sé un bivio, una decisione: può fare un coraggioso salto e gettarsi a mare, nel tentativo di salvaguardare la propria integrità, oppure può tornare indietro verso la civiltà, che intanto l’insegue per corromperlo e convertirlo al silenzio.
I suoni frammentati che avvolgono il flauto sembrano raccontarci di una forte confusione, mentre il dolce suono del solista narra del dramma che rappresenta vivere nel silenzio di un ideale, senza smania, ma con intimo tormento. Gli archi lo sostengono sporadicamente arricchendo liricamente le frasi del suo discorso, quando all’improvviso qualcosa cambia: i pizzicati sono una vera e propria tormenta di acqua e vento che trascina il solista sempre più verso la scogliera, mentre le armonie frammentarie di suoni più lunghi e taglienti sembrano tirare con forza il flauto verso la civiltà.
Vi è una combattuta lotta tra il vento dei pizzicati che lo spingono al salto e le sonorità lunghe e drammaticamente liriche che lottano allontanandolo da lì. Vi è una battaglia vera e propria tra le due compagini che arrivano, col silenzio del flauto, a lottare tra loro con sempre più determinazione e rabbia. Sembra che il solista, intervenendo con suoni ribattuti, voglia creare una commistione tra le sonorità lunghe e quelle pizzicate, mostrando tutta la sua confusione che lo spinge a non schierarsi.
Viene poi raccolto dal sentire del suo cuore e inizia a raccontarci ciò che ha nell’intimo della sua interiorità: continui salti melodici esprimono il suo essere combattuto tra la trascendenza degli acuti e la paura che non gli concede di saltare, racchiusa nel ritorno continuo su di sé e nelle ripartenze dai suoni più gravi.
Ecco che sonorità percussive lo circondano ancora, come a richiamare il tamburo a sonagli al principio di una danza di conquista. Vincerà l’animo puro e volto all’amore o la paura umana di svanire?
Le percussioni si fanno sempre più forti, sostenute dai colpi d’arco in gettato che raffigurano la sempre più forte spinta verso il salto.
Ora il flauto e l’orchestra tra trilli e suoni martellati, nella centralità delle percussioni che la fanno da padrone, avvolgono anche i suoni più lirici verso una frammentarietà sempre più dominante che sembra non avere pari. Ecco che infatti, il brano sempre più rapido, si spegne nei colpi percussivi che sembrano raffigurare il salto finale dell’uomo verso il mare. Si tratta essenzialmente della fiducia che vi è nel “sacrificare” una parte di sé codarda e alla ricerca del porto sicuro, per andare verso la luce dell’espressione di ciò che realmente si è. L’artista ha il dovere morale di non nascondersi nella sua bolla e allontanarsi conseguentemente dal mondo, ma di estendere quella bolla di bellezza alla società, aprendosi al pratico, mettendo le mani in pasta, senza mai sporcarle. Significa agire nel sociale per dar voce a ciò che è giusto, anche quando il mondo prova a gran voce a raccontare un’altra storia.
Ludovica Del Bagno

Una risposta

  1. Una bella riflessione che condivido. Questo “dovere morale” dell’Artista risente anche dell’epoca e al contesto in cui opera. In alcuni momenti è più sentito (penso alle guerre mondiali, ad esempio) in altri meno. A Luigi Nono vorrei accostare anche Luigi Dallapiccola, che di lui fu sicuro riferimento e maestro, con i suoi Canti di prigionia, i canti di liberazione e l’opera il Progioniero.

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