Giuseppe D'Amico, un musicista completo e appassionato
di Renzo Cresti
La firma di Renzo Cresti, tra le più autorevoli della musicologia italiana, accompagna questo ritratto di Giuseppe D’Amico, figura centrale della scena musicale contemporanea.
Giuseppe D’Amico è un musicista completo. Contrabbassista, allievo del grande Franco Petracchi, didatta in varie scuole e masterclass, compositore e revisore (recentissima la sua bella riduzione del Concerto in la maggiore K. 622 di W. A. Mozart per clarinetto, quintetto d’archi e flauto), organizzatore culturale e direttore artistico della Fondazione Accademia Ducale di Pietragalla, la più recente e interessante realtà del Sud Italia.
Dal 2015 collabora con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo in qualità di 1° e 2° contrabbasso. Dal 2017 collabora in qualità di contrabbasso di fila con il Teatro Petruzzelli di Bari.
Grazie alla sua direzione artistica, l’Accademia Ducale ha stretto collaborazioni e stipulato protocolli d’intesa, in Italia e all’estero, con enti, istituzioni e personalità di spicco nell’ambito musicale e artistico.
Come contrabbassista, D’Amico affronta un repertorio molto ampio, sia come solista sia in ensemble sia in orchestra, questa apertura a 360 gradi gli permette di concepire come complementari le musiche del passato e del presente, come deve essere, perché il suonare musica classica ti costruisce uno stile e un saldo senso della forma musicale, mentre il trattare la musica contemporanea permette di affinare tecniche e procedimenti nuovi. E poi ci vuole il collante della passione, dell’amare profondamente ciò che si fa e D’Amico è un appassionato del proprio lavoro.
La figura dell’interprete è complementare a quella del didatta che la integra. Insegnando si impara, inoltre, il contatto con i giovani è sempre foriero di energie fresche. Possedere lo slancio per l’insegnamento è anche
avere il desiderio di far apprendere la musica ai giovani e ai meno giovani, essere di loro complici,
partecipare con dedizione assieme a loro alla diffusione e all’approfondimento della musica di ogni genere e tipologia, cercando sempre la qualità e il coinvolgimento emotivo.
Ci vogliono poi pazienza e convinzione per portare avanti progetti didattici impegnativi, come quelli organizzati dalla Fondazione Accademia Ducale, della quale appunto D’Amico è il Direttore artistico, progetti che collegano l’insegnamento ai concerti e agli spettacoli, dalla musica sacra a quella orchestrale, insegnamenti che vanno dalla propedeutica all’alta formazione. D’Amico e i suoi collaboratori sono riusciti in pochi anni a portare l’Accademia a essere Fondazione, ad avere riconoscimenti ministeriali, a svolgere un’attività nazionale e internazionale.
E ancora, D’Amico si cimenta pure nella composizione sia rivolta al proprio strumento sia ampliando gli orizzonti con organici più ampi. È la dimostrazione di un amore che abbraccia la musica in ogni suo aspetto, di una necessità interiore senza la quale fare il musicista diventa un’algida professione.
Il Concerto in la maggiore K. 622 di Mozart, è un bell’esempio non solo dell’attenzione con cui D’Amico ha svolto questa riduzione per clarinetto, quintetto d’archi e flauto, ma anche dell’amore per il suo lavoro, infatti, il termine ‘riduzione’ pare stretto, un diminutivo per un brano che si regge benissimo anche senza i riferimenti all’originale mozartiano, in quanto gli strumenti realizzano fra loro un intreccio molto curato, fluido e scorrevole.
D’Amico, in maniera del tutto naturale, va ben al di là del professionismo comunicando con la sua partecipazione la verità della musica, la quale vuole essere condivisa, capita e percepita, con intelligenza e adesione emotiva. Ragioni e sentimenti lo guidano in un percorso artistico che si sta rivelando di prim’ordine, grazie al fatto che D’Amico è davvero un musicista completo.














